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Le Marche sono anche terra di cultura, arte, storia, folklore, divertimento ed eventi di portata internazionale.
Molte sono le città che rivestono un ruolo di primo piano sotto questi punti di vista: da un punto di vista artistico storico e architettonico citiamo Urbino, Ascoli Piceno, Camerino, Macerata, San Leo, Offida, Ripatransone, Montalto Marche, San Severino Marche, e molte altre ancora; non dimentichiamo poi famose stazioni balneari come San Benedetto del Tronto, Grottammare, Sirolo, Numana.
Tutte le località sono contraddistinte dal tipico paesaggio marchigiano: ad ovest la catena dei monti Sibillini con i vari parchi naturali (Parco della Gola Rossa, Riserva dell'Abbadia di Fiastra, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Il Parco Nazionale dei Monti della Laga, La Riserva della Gola del Furlo); man mano che ci dirigiamo verso est, notiamo il digradare delle caratteristiche colline con castelli, luoghi e borghi sorti in epoca medievale che conservano intatti ancora oggi il loro fascino e la loro storia; proseguendo ancora si giunge in riva all'Adriatico: un lungo litorale di spiaggia finissima interrotto solo dal maestoso e stupendo Monte Conero.
Numerosi sono poi gli eventi cui è possibile partecipare nel corso dell'anno: vere e propri spettacoli come rievocazioni storiche, tornei medievali, manifestazioni di antica origine rurale (La Quintana di Ascoli Piceno, Il Palio dell'Assunta di Fermo), ma anche ricorrenze di tutt'altro genere come la famosissima Festa degli Gnomi e dei Folletti che ogni anno in Agosto si svolge a Montalto delle Marche e che manda in estasi i più piccoli. |
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Ascoli Piceno, capoluogo della provincia,racchiusa tra il torrente Castellano e il fiume Tronto, di origine picena, fu conquistata dai romani nel 268 a.C.
Delimitano la monumentale Piazza del Popolo (XV-XVIsec.) la scenografica chiesa di San Francesco(di impianto romanico-gotico, con chiostro e raffinata Loggia dei Mercanti datata 1513), il Palazzo dei Capitani del Popolo (XIII sec.) e lo storico Caffè Meletti, che per l'architettura, le decorazioni e gli arredi è un pregevole esempio di edificio liberty. Dalla fine del XIX sec. si produce, con anice coltivato sulle colline circostanti, la rinomata anisetta Meletti.
Piazza Arringo, dal nome delle assemblee popolari che vi si tenevano, è delimitata dal Palazzo del Comune, sintesi architettonica operata dai Giosafatti (XVII sec.): all'interno la Pinacoteca Civica annovera dipinti di C. Crivelli, P. Alemanno, Cola dell'Amatrice, V. Pagani, Tiziano, G. Reni, C. Maratta, G. e P. Ghezzi, D. Morelli, A. De Carolis...oltre al prezioso piviale duecentesco di Niccolò IV.
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Il Palazzo Roverella, affrescato dal Fogolino nel XVI sec., è sede del Museo Diocesano con opere di C. Crivelli, P. Alemanno, P. Vannini e manufatti vari di arte sacra. Il Duomo di S. Emidio da Treviri (facciata di Cola dell'Amatrice, 1529-39), sorge sui resti di strutture romane e conserva al suo interno pregevoli opere, fra le quali uno splendido polittico di C. Crivelli (1473) e un paliotto d'argento (XIV sec.); nella cripta risiedono un sarcofago romano con reliquie del santo e il gruppo marmoreo raffigurante Sant'Emidio che battezza Polisia', opera di L. Giosafatti (XVIII sec.). |
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A lato del Duomo si erige il Battistero (XII sec.), unico nel suo genere in tutta la regione. Vicino è Palazzo Panichi, sede del Museo Archeologico Statale, che raccoglie testimonianze dell'antica città e dall'intero territorio provinciale. Nella rete museale cittadina va ricordato il Museo Naturalistico 'A. Orsini' che conserva la ricchissima documentazione raccolta tra i secoli XVIII e XIX dallo scienziato ascolano.
Numerose sono le chiese romaniche della città: quella dei SS. Vincenzo e Anastasio (XI sec.) conserva nella cripta interessanti affreschi ed ha una insolita facciata, con 64 riquadri. Adiacente è la chiesa di S. Pietro Martire (XIII- XV sec.), dalle slanciate linee gotiche; la chiesa fortificata di Santa Maria Intervineas (origine V sec.). Alla sommità del 'quartiere' medievale della Piazzarola sorge la chiesa di Sant'Angelo Magno che conserva nel sottotetto i più antichi affreschi della città (non visitabili). Templi romani erano le chiese di San Venanzio e San Gregorio. Sono anche da visitare la chiesa di San Vittore (origine X sec.), con pregevoli cicli di affreschi dei secoli XIII-XIV, e il complesso conventuale dell'Annunziata (XIV-XVII sec.), ora sede della Facoltà di Architettura.
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Permangono nell'impianto urbano cospicue vestigia della città romana: il ponte augusteo di Porta Solestà, il teatro antico e la Porta Gemina del I sec. a.C. Altri monumenti degni di nota sono le torri gentilizie, la Fortezza Pia, il Forte Malatesta e gli eleganti palazzi nobiliari delle vie del centro. Sul fiume Castellano, in un contesto ambientale e naturalistico suggestivo, si raggiunge la Cartiera Papale di Porta Cartara, l'ex opificio, realizzato nel XVI sec. per volontà del papa Giulio II della Rovere, è stato un importante centro manifatturiero dal Rinascimento sino a tutto il XIX sec.
Domina la città il panoramico colle San Marco, ricco di vegetazione e di singolari testimonianze di presenze religiose dalla tarda romanità al medioevo. Sul pianoro un sacrario ricorda i caduti della sollevazione antitedesca e antifascista del settembre 1943.
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Tra le manifestazioni primeggiano il Carnevale ascolano, fortemente sentito dalla cittadinanza, le cui origini risalgono al Rinascimento, e la rievocazione storica della Quintana. Il torneo cavalleresco (il suo nome dalla via omonima che, nell'accampamento romano, era situata tra il quinto e il sesto manipolo ed era destinata alle esercitazioni militari), si svolge nella prima domenica d'agosto (adesso c'è anche un'edizione di fine luglio), in onore di S. Emidio vescovo e martire, patrono della città. Anticamente la Quintana (la prima descrizione risale agli Statuti Civici del 1377), si "svolgeva in Piazza Arringo ed era destinata a cavalieri appartenenti alla oligarchia magnatizia cittadina o giunti da altre città su invito di quest'ultima". Nella versione attuale si cimentano, per la conquista del Palio, sei cavalieri giostranti in rappresentanza dei sei Sestrieri cittadini. Il torneo è preceduto da un maestoso corteo storico che attraversa le antiche vie e e piazze di Ascoli, imbandierate e addobbate a festa; esso è composto da oltre mille figuranti in costumi quattrocenteschi "luminosi e preziosi", confezionati sulla base di precise fonti iconografiche e documentarie. |
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Il corteo sfila secondo l'ordine sancito dalla classifica dell'ultima giostra: oltre ai rappresentanti del comune, ai tamburini, ai musici a agli armigeri che scortano il Palio, il corteo è anche composto dalle autorità di ogni Sestriere con un console, dai nobili e dalle varie corporazioni di professioni e di mestieri, dagli alfieri, dai vessilliferi e dagli inconfondibili sbandieratori. Tra tanti personaggi non mancano certo le dame in sontuosi costumi, seguite da paggi e damigelle. Sfilano quindi i cavalieri giostranti che si batteranno contro il Saracino, un fantoccio girevole, per la conquista del palio. Raggiunto il campo entrano in gioco gli sbandiaratori che raggiungono l'apice della loro esibizione con la celebre bomba, ovvero il lancio altissimo del vessillo rionale. Subito dopo i cavalieri, dopo aver ricevuto dalle rispettive dame l'omaggio di un fazzoletto augurale, in un percorso a forma di otto, devono centrare a galoppo e con una lancia lo scudo del Saracino, evitando di essere disarcionati dalla sua sagoma che, colpita, gira su se stessa. Al termine della giostra il Magnifico Messere in base ai tempi, ai punteggi e alle penalità rilevate dai giudici di gara, proclama il nome del Sestriere vincitore. Subito dopo il corteo, in base alla nuova classifica, si ricompone e sfila per le antiche vie cittadine. Seguiranno i festeggiamenti fino all'alba. |
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La Quintana non è chiaramente solo questo. "La Quintana, infatti vive momenti e tempi diversi, che ricalcano il percorso rituale delle antiche celebrazioni: la lettura del bando, la mostra del nuovo Palio e il primo corteo il giorno di S. Anna, in coincidenza con l'apertura delle feste patronali; le gare degli sbandieratori e degli arcieri; le feste nelle taverne di sestriere ; la cerimonia dell'offerta del cero grosso del Comune e dei ceri delle corporazioni al vescovo; la benedizione dei cavalieri da parte del vescovo e il sorteggio dell'ordine di assalto al Saracino, la sera della vigilia della giostra". Insomma, ogni momento è una festa e la Quintana, senza alcun dubbio, racchiude tutta l'anima del popolo ascolano. |
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GRADARA E LA SEDUZIONE AL CASTELLO
A 142 metri s.l.m., con lo sfondo del Titano (RSM) e del Carpegna, ad appena 3 km dal mare, si erge Gradara teatro del tragico amore di Paolo e Francesca cantato da Danta, Petrarca, Boccaccio e D'Annunzio. La prima costruzione risale al 1150 corrispondente alla torre medievale, con la quale i De Grifo resero il Castrum Cretarie indipendente da Pesaro. In seguito i Malatesta, trasformarono la torre in Rocca racchiudendola in due alte cinte murarie. Nel 1464 finisce la loro signoria che aveva portato Gradara ad essere "villa ornata con superbi edifici, amene piantagioni e amplissimi vigneti". Quindi è la volta degli Sforza che donarono alla Rocca un aspetto tutto rinascimentale: l'imponente scala, il loggiato, la Pala di Andrea Della Robbia e le sale affrescate tra cui il camerino di Lucrezia Borgia, che qui visse con Giovanni Sforza.
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Con la morte prematura del piccolo Costanzo termina la dinastia sforzesca e, nel 1513 entra in scena Francesco Maria Della Rovere. Nel 1631 la Rocca assieme a tutto il ducato di Pesaro e Urbino passa sotto lo stato pontificio: sono gli anni della decadenza, poi i saccheggi francesi ed infine il terremoto del 1916.
L'ing. Zanvettori nel 1920 acquista la Rocca e destina tutte le sue sostanze per un restauro eccellente. La moglie Alberta Porta Natale, dopo la morte del coniuge, scelse Gradara come suo piacevole soggiorno in primavera e in estate. Con la sua morte (1983) la Rocca passa allo Stato.
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"Amor ch'a nulla amato amar perdona...." sussurra Francesca sedotta dal bell'aspetto di Paolo abbandonandosi alla passione amorosa che la condurrà ad una tragica fine. Sul finire del 1200 il Mastin Vecchio, signore di Romagna strinse la sua alleanza politica con Guido Minore da Polenta signore di Ravenna, attraverso il matrimonio dei rispettivi figli Francesca da Polenta e Giovanni Malatesta detto 'lo sciancato'. Giovanni all'epoca era podestà a Pesaro, per cui Gradara era il luogo più vicino e sicuro per ospitare la giovane consorte. Francesca spesso sola nel suo castello, avrà senz'altro gradito le visite del 'bel Paolo' del quale si innamora perdutamente. "Ma ... un bel giorno mentre leggevamo per diletto come amor lo strinse ... . Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: qual giorno più non vi leggemmo avante". Una storia che Dante per primo ci ha raccontato e che ha ispirato diversi poeti e artisti di tutti i tempi. Ancora oggi, in occasione della manifestazione Seduzione al Castello, nell'antico borgo medievale, ogni terzo fine settimana di luglio si rivivono momenti di romantica atmosfera in memoria di coloro che qui tanto si amarono. Magiche suggestioni medievali, melodie di menestrelli, danze di fanciulle, versi poetici per ricordare quel bacio proibito che ancora seduce molti innamorati. |
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Offida è posta in posizione elevata tra il fiume Tesino e il Tronto, regno della produzione del Rosso Piceno Superiore. Può vantare uno dei centri storici più interessanti e meglio conservati della zona. L'insediamento ebbe origine nel periodo longobardo. Poco è rimasto delle mura castellane e della rocca del XV sec. attualmente annessa alle strutture del neoclassico edificio del vecchio ospedale (XVIII sec.).
Percorrendo il Corso del Serpente Aureo si raggiunge Piazza del Popolo, dove sorge il Palazzo Comunale (origine XII - XIII sec.), all'interno del quale l'architetto ticinese P. Maggi realizzò il teatro, inaugurato nel 1820. Sono ai limiti della piazza la chiesa dell'Addolorata (XIV-XIX sec.) e la chiesa del Suffragio o della Morte (XIX sec.), che conserva evidenti tracce di più antiche strutture. Domina su un lato la chiesa Collegiata, la cui realizzazione fu intrapresa alla fine del XVIII sec..
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In piazza Forlini si affacciano la chiesa e l'ex convento di Sant'Agostino (XIV-XVII sec.) che conserva le testimonianze del Miracolo Eucaristico avvenuto in Abruzzo, a Lanciano, nel 1273. Percorrendo via Roma, si raggiunge palazzo De Castellotti, costruito nel 1856, che ospita il Museo di Offida, suddiviso in quattro sezioni: il Museo Archeologico "G. Allevi" con reperti di epoca picena, la Pinacoteca Civica, il Museo delle Tradizioni Popolari e il Museo del Merletto a Tombolo |
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In piazza si festeggia il singolare carnevale offidano, le cui origini si rifanno a riti propiziatori e leggende. Il venerdì si svolge la manifestazione de 'Lu bov fint' caccia a un bue finto, nel ricordo di antiche corride, alla quale partecipano i rappresentanti delle varie congreghe che indossano l'antico abito da lavoro dei contadini marchigiani (guazzarone). L'ultimo giorno di carnevale, all'imbrunire, conclude la festa la processione dei 'Velurd', fasci di canne e paglia lunghi alcuni metri, incendiati e portati in processione lungo le vie del centro storico per confluire, alla fine in un unico grande falò. |
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Oasi protezione faunistica della Sentina
L’Oasi di protezione faunistica della "Sentina" si trova nel comune di San Benedetto del Tronto. Confina a Sud con la foce del fiume Tronto, col mare Adriatico ad Est, con l'abitato di Porto d'Ascoli a Nord e con la ferrovia Bologna-Bari ad Ovest. Ha una superficie di circa 200 ettari, la maggior parte dei quali (circa due terzi) sono di proprietà del comune di Ascoli Piceno.
Nonostante i continui tentativi di "bonifica" integrale, presenta ancora come zona umida una grande importanza dal punto di vista biologico ed avifaunistico.
Ad eccezione di alcune costruzioni a carattere agricolo e per la conduzione dei fondi è tuttora completamente inedificata. Gli stagni siano essi saltuari o semi-permanenti, utilizzati in passato come appostamenti fissi di caccia, ospitano attualmente una ricchissima popolazione di avifauna, in particolar modo nei periodi di "passo". |
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